La scomparsa di Anna Rossi-Doria I1938-2017): una storica dell’età contemporanea

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Di Mariuccia Salvati, (Università di Bologna)

Anna Rossi-Doria si è spenta a Roma il 14 febbraio scorso (era nata a Roma il 22 marzo del 1938) ed è stata ricordata due giorni dopo alla Casa internazionale delle donne (sede anche della Società italiana delle Storiche) con una bella e affollatissima cerimonia in cui si sono susseguiti ricordi e testimonianze di una vita intensa di studiosa, storica e femminista.

Anna, figlia di Manlio Rossi-Doria, si era laureata all’Università di Roma nei primi anni ’60 con una tesi sul ministro di Rudinì, da cui trasse un articolo, interessante e innovativo, pubblicato su Quaderni Storici (Per una storia del decentramento conservatore, 1971/3). Sposata subito dopo la laurea con Carlo Ginzburg e madre di due figlie, per circa un decennio lavorò come insegnante nelle scuole secondarie, poi riprese la ricerca storica inserendosi attraverso l’Irsifar (Istituto romano per la storia d’Italia dal fascismo alla Resistenza) nella rete dei primi gruppi di lavoro costituiti dall’Insmli (Istituto nazionale per la storia del movimento di Liberazione in Italia, Milano) sull’età della Ricostruzione. Per quella rete Anna si impegna in ricerche sul movimento contadino meridionale, nella speciale congiuntura rappresentata dalla presenza, nel 1945-46, al ministero dell’Agricoltura del comunista Fausto Gullo (Il ministro e i contadini, Bulzoni). Seguono gli anni nel movimento femminista, che per lei significano, da un lato un nuovo campo di ricerca e, dall’altro, l’impegno politico, sul territorio nazionale: nel coordinamento delle donne del sindacato (FLM) sulla legislazione protettiva, nelle ‘150 ore’, nei corsi del Centro culturale Virginia Woolf – Università delle donne di Roma, e molto altro. Entrata nei ruoli universitari come ‘associata’ nei primi anni ’90, è chiamata dapprima dall’Università di Calabria e poi da quella di Bologna, dove insegna il primo corso ufficiale di Storia delle donne, per tornare a Roma, Tor Vergata, a pochi anni dalla pensione. Tra le fondatrici della rivista “Memoria” (Roma, Fondazione Basso, 1981-1991), ha fatto parte della direzione delle riviste “Movimento operaio e socialista” e Passato e presente”. Legata da tempo a Claudio Pavone (1920 -2016), si sposa con lui nel 1994.

Negli anni Ottanta – primi Novanta aveva lavorato sulla tradizione suffragista inglese (La libertà delle donne, Rosenberg & Sellier), sulle donne nella scena pubblica all’inizio della Repubblica (in Storia dell’Italia repubblicana, Einaudi vol I), mentre pubblicava parallelamente un volume sul voto alle donne (Diventare cittadine, Giunti). A partire dalla metà degli anni Novanta si apre un nuovo cantiere di ricerca per Anna Rossi-Doria, quello sulla storia e la memoria della deportazione ebraica, in particolare delle donne (Memoria e storia: il caso della deportazione, Rubbettino; Sul ricordo della Shoah, Zamorani). Nel 2007 è Rossi-Doria stessa a dare forma alla sua ricerca in un bellissimo volume in cui raccoglie e fa dialogare i suoi saggi di storia delle donne con quelli, altrettanto storici, nati dalla partecipazione e dalla riflessione sul movimento delle donne (Dare forma al silenzio. Scritti di storia politica delle donne, Viella).

La ricerca e gli studi di A. Rossi-Doria – sempre innovativi e frutto di riflessioni e di scavi vasti e approfonditi – riflettono l’intenso scambio che si è avuto in Italia tra storia contemporanea e women’s studies, ma anche le difficoltà incontrate nel tentativo di superare le barriere divisive tra l’uno e l’altro campo. La difficoltà, come sempre per la storia contemporanea (a differenza che per la storia medievale e moderna), è quella di accettare e integrare nella nostra disciplina nuove domande che riguardino l’uomo e la donna nel loro tempo, indipendentemente dal tipo di istituzioni in cui sono collocati (che è in genere la prima e a volte unica fonte disponibile per la storia contemporanea). La difficoltà, per esempio, di fare i conti con il “silenzio” delle donne, come delle vittime della Shoah, ma anche, aggiungerebbe Anna – ricordando suo padre e pensando alla nostra storia italiana – con quello dei nostri contadini del Sud, del cui silenzio conosciamo qualcosa quasi solo attraverso Carlo Levi.

Si veda anche:

L’articolo in ricordo di Anna Rossi-Doria di Vinzia Fiorino uscito su “Il Manifesto”.

L’articolo in ricordo di Anna Rossi-Doria di Elda Guerra uscito su “Server Donne”.

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