In ricordo di Hayden White

Per ricordare lo storico Hayden White, recentemente scomparso, rilanciamo la tavola rotonda Storia narrativa, storia narrazione, pubblicata su “Ricerche di Storia Politica” nel numero 1/2009 curato da Mauro Moretti con Giuliana Benvenuti, Girolamo Imbruglia, Mauro Moretti, Marcello Mustè.

Roundtable with Hayden White

In this roundtable Hayden White responds to several questions posed by a panel of historians that comprises Giuliana Benvenuti, Girolamo Imbruglia, Mauro Moretti, Marcello Mustè. The questions concentrate on the relationship between discourse and narration, history and fiction. The objective of the discussion was to discuss whether history can be considered a science or a literary genre, and to define the role of the narrative component in the writing of history.
Keywords: History, Narration, Fiction, Literature

Giuliana Benvenuti: Mi colpisce il fatto che la sua analisi della storiografia abbia messo in discussione costantemente il presupposto fondamentale del realismo occidentale, o almeno di quello che fino a poco tempo fa consideravamo realismo occidentale, cioè la contrapposizione fra fatto e finzione. Sarebbe venuta meno, a suo avviso, la distinzione netta tra discorso realistico e discorso immaginato con la nascita di nuove forme di narrazione: il docu-drama, la meta-fiction storica, la fact-fiction, nuovi generi ibridi che prevedono la sospensione della distinzione fra il reale e l’immaginario. Ora, queste forme si differenziano nettamente dal romanzo storico, se ben capisco, sostanzialmente per due motivi. In primo luogo, perché la funzione referenziale è depotenziata. Questo depotenziamento nasce dalla svolta linguistica, da Barthes e, prima ancora, dalla riflessione di Nietzsche. In secondo luogo, esse prevedono un lettore che non scinde fra eventi immaginari ed eventi reali, che non distingue più nettamente tra vita e finzione – un fatto che investe, evidentemente, il rapporto dello storico con il suo pubblico. Al contrario di quanto avveniva nel romanzo storico non c’è più un patto narrativo che renda avvertito il lettore della distinzione tra finzione e realtà. Vi è perciò impossibilità di distinguere fra verità, mito, ideologia, illusione, il che ci rimanda nuovamente a Nietzsche e al problema dell’origine estetica del discorso scientifico e del discorso morale, dove origine estetica significa bisogno umano di imporre un ordine all’esperienza. Per continuare a leggere e scaricare l’intero articolo clicca qui.

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