Category Archives: Discussione biblioteca

Out of Ashes. Recensione di Marco Gervasoni

Konrand Jarausch, Out of Ashes. A New History of Europe in the Twentieth Century, Princeton, Princeton University Press, 2016, pp. 880.

Recensione di Marco Gervasoni

Se v’è un genere molto frequentato nella saggistica anglo-statunitense degli ultimi anni è quello delle storie dell’Europa contemporanea. A un calcolo approssimativo e per difetto ne abbiamo individuate almeno una dozzina in un quindicennio, senza contare le storie mondiali comprensive del vecchio continente, quelle che chiudono nel presente la narrazione iniziata dal Medioevo e i lavori relativi all’integrazione europea. Tanta abbondanza ci sembra però più provenire da un rovello etico-politico degli studiosi e da un sacrosanto interesse di mercato che essere il frutto di nuove stagioni di studi e di interpretazioni. Sul primo versante, infatti, latitano su molti argomenti i lavori di ricerca, di cui le storie d’Europa come sintesi dovrebbero dare conto.

The Associational State. recensione di Matteo Battistini

 

Brian Balogh, The Associational State. American Governance in the Twentieth Century, Philadelphia, University of Pennsylvania Press, 2015, pp. 281.

Recensione di Matteo Battistini.

Nel 2008 William Novak nel suo saggio The Myth of the Weak American State denunciava come la storia nazionale statunitense rimanesse inscritta in un rapporto di alterità con quella europea. Un’alterità che enfatizzava una presunta assenza o limitazione dello Stato mentre esaltava le tradizioni del rule of law e del federalismo, del libero mercato e dell’individualismo, che avevano avuto origine nella vicenda rivoluzionaria. Lo Stato debole era in questo senso il prodotto di una diffusa cultura politica anti-statale e di un’ampia tendenza storiografica a leggere la storia nazionale come eccezionale: individuo, mercato e società non avevano avuto bisogno dell’artificio – in ultima istanza dispotico – del governo. L’espressione American State è dunque stata a lungo considerata alla stregua di un ossimoro, non all’altezza di una categoria di analisi storica. Anche nella storiografia europea, spesso gli Stati Uniti sono stati considerati positivamente per il loro Stato debole, oppure negativamente perché arretrati rispetto alla vicenda moderna dello Stato europeo. Per usare le parole di Arthur Schlesinger Jr., la rappresentazione pubblica della storia statunitense è stata lungamente contesa, ma comunque è rimasta legata al mito per cui gli statunitensi ritengono di essere venuti al mondo «per immacolata concezione da una costola di Adam Smith».

La prospettiva geografica. Recensione di Pierangelo Schiera

Isabella Consolati, La prospettiva geografica. Spazio e politica in Germania tra il 1815 e il 1871, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2017, pp. 248.

Recensione di Pierangelo Schiera.

Questo è un libro pregevole, per alcuni motivi precisi. Esso esce innanzi tutto fuori dalla pratica storiografica consueta della lettura puramente genealogica o, al rovescio, solo contestuale di scrittori e dei loro testi politici, allo scopo di dare evidenza al «pensiero politico» come un tutto più o meno organico, dotato di autonomia interna e in grado di costituire, in quanto tale, la componente essenziale  del complessivo «politico». Al contrario, Consolati fa ricorso ad autori poco noti della «storia delle dottrine», caricandoli però di significati ed influssi del tutto inaspettati anche per chi – e non sono molti – quella storia, anche per la parte tedesca, la conosce.

Oltre la crisi della Chiesa. Il pontificato di Benedetto XVI. Recensione di Andrea Ciampani

Roberto Regoli, Oltre la crisi della Chiesa. Il pontificato di Benedetto XVI, Torino, Lindau, 2016, pp. 512.

Recensione di Andrea Ciampani.

Il lavoro di ricerca di Roberto Regoli si presenta come un’opera coraggiosa nel contesto della storiografia contemporaneista. Non si tratta solo di considerare la decisione di indagare un oggetto di studio recente, qual è il pontificato di Benedetto XVI, racchiuso tra gli anni 2005-2013. Piuttosto, merita di essere evidenziata la consapevole determinazione dell’autore nel sottrarre alla produzione giornalistica la pretesa di predeterminare, attraverso una cronaca tanto brillante quanto frammentaria, il profilo di paradigmi interpretativi da consegnare allo storico (talora disattento nel cogliere l’intento militante di alcuni vaticanisti).

Global Inequality. A New Approach to the Age of Globalisation. Recensione di Carlo Spagnolo e replica dell’autore

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Branko Milanovic, Global Inequality. A New Approach to the Age of Globalisation, Cambridge Mass., Harvard U.P., 2016, 299 pp. , s.i.p.

Recensione di Carlo Spagnolo (To read the English version click here)

Quali sono gli effetti socio-economici della globalizzazione? Da una domanda in apparenza lineare scaturisce una risposta complessa e ricca di spunti per la storiografia dell’età contemporanea.  Il maggior contributo di Milanovic alla conoscenza delle dinamiche storiche della globalizzazione è forse nella metodologia adottata: un’analisi statistica della distribuzione dei redditi e dei patrimoni aggregrati per grandi aree (Occidente industrializzato, paesi emergenti, paesi poveri), dagli anni Ottanta a oggi, che suggerisce il superamento dello Stato come unità di analisi economica e l’assunzione del mondo come unità di analisi differenziata. Rompendo sia con l’approccio micro, orientato alle motivazioni comuni ai singoli agenti, imprese o imprenditori, sia con approcci macro e keynesiani, elaborati attorno ai valori medi dei redditi e della produzione nei singoli stati, l’A. si interroga sulle “dissimilarities“, sulle diseguaglianze e sulle diverse forze sociali che muovono la globalizzazione.

Big History and the Future of Humanity: recensione di Mauro Moretti

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Fred Spier, Big History and the Future of Humanity, Chichester, Wiley Blackwell, 2015, p. 336.

Recensione di Mauro Moretti

«L’universo si sta dilatando…a che scopo fare i compiti?». Così, in Annie Hall (1977), di Woody Allen, il protagonista Alvy Singer, in un flash-back che lo mostra bambino, si rivolge al medico dal quale la madre, preoccupata dal suo comportamento, lo aveva accompagnato. La battuta mi è venuta in mente varie volte, leggendo il libro di Spier sulla Big History (BH), così segnato da scarti sconcertanti e da acrobatiche semplificazioni; libro che suscita reazioni controverse, di fastidio e di interesse allo stesso tempo. Intendiamoci: la BH non è una stravaganza, e non può essere liquidata con delle facezie.

The Myth of the Strong Leader: Political Leadership in the Modern Age. Recensione di Fabrizio Tonello

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Archie Brown, The Myth of the Strong Leader: Political Leadership in the Modern Age, London, Bodley Head, 2014, pp. 466.

Recensione di Fabrizio Tonello

Il 2016 è stato l’annus horribilis per il Partito repubblicano negli Stati Uniti, conquistato dall’esterno da un ambizioso miliardario che ha vinto le primarie per le elezioni presidenziali grazie a un’unica dote: la capacità di proiettare un’immagine di strong leader. Trump, preso sul serio dai commentatori politici sostanzialmente solo quando tutti gli altri partecipanti alle primarie erano usciti di scena, ha certamente delle doti di showman fuori dal comune ma questo non fa che confermare quanto l’Italia rimanga un laboratorio politico dove si anticipano tendenze che altrove faticano ad emergere: Berlusconi prima e Grillo poi erano già anni fa perfetti esempi di leader che istintivamente capiscono quale sia la chiave comunicativa adatta ai loro tempi e al loro pubblico.

Liberalism and the Emergence of American Political Science. A Transatlantic Tale: Recensione di Michele Cento

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Robert Adcock, Liberalism and the Emergence of American Political Science. A Transatlantic Tale, New York, Oxford University Press, 2014, pp. 300.

Recensione di Michele Cento

In Liberalism and the Emergence of American Political Science Robert Adcock non si limita a ricostruire le vicende parallele dello sviluppo della scienza politica e del liberalismo statunitensi. Un risultato, quest’ultimo, che in fondo era stato già centrato dal classico lavoro di Bernard Crick (1959), in cui, alla luce della lezione della storiografia del «consenso», lo studio della scienza politica americana veniva saldamente collocato all’interno della monolitica – o quantomeno spacciata per tale – cornice della tradizione liberale americana. Piuttosto, Adcock punta a esaminare l’itinerario intellettuale delle principali figure della scienza politica statunitense tra il XIX e l’inizio del XX secolo e di farne dei protagonisti attivi di un processo di ridefinizione della mappa concettuale del liberalismo.

Latin Eugenics in Comparative Perspective: Recensione di Emmanuel Betta

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Marius Turda, Aaron Gillette, Latin Eugenics in Comparative Perspective, Bloomsbury Academic, London-New York, 2014, pp. 272.

Recensione di Emmanuel Betta

Questo volume può essere considerato la prima ricostruzione in chiave comparata dell’eugenetica latina, un fenomeno «intrinsecamente politico» (p. 10), a carattere transazionale che ha segnato, e per molti versi segna ancora, l’approccio al governo della popolazione e ai temi legati alla natalità in varie parti del mondo. Il testo si interroga su cosa fu l’eugenetica latina e, soprattutto, su quali declinazioni assunse nei diversi contesti nazionali che in vario modo l’adottarono.

Il realismo politico: recensione di Eugenio Capozzi

Il Realismo politico

Alessandro Campi, Stefano De Luca (a cura di), Il realismo politico. Figure, concetti, prospettive di ricerca, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2014, pp. 966.

Recensione di Eugenio Capozzi

Un progetto editoriale ambizioso come questo appare decisamente «inattuale» in un’epoca di sempre più estrema specializzazione e crescente parcellizzazione della ricerca nel campo delle scienze umane. Alessandro Campi, Stefano De Luca e un nucleo di studiosi facente capo principalmente (ma non solo) all’Università di Perugia hanno concepito la temeraria impresa di radunare in un convegno (tenutosi a Perugia tra il 17 e il 19 ottobre 2013) circa settanta colleghi – storici di varie epoche e delle dottrine politiche, politologi, sociologi, giuristi, studiosi di filosofia, di geopolitica e di relazioni internazionali – per discutere sul tema del realismo politico, analizzato dalle più varie prospettive metodologiche e disciplinari. E, successivamente, quella se possibile ancor più temeraria di sviluppare i temi discussi in quella sede – aggiungendovi ulteriori interventi – in un monumentale volume di quasi mille pagine.