Category Archives: Discussione biblioteca

Global Inequality. A New Approach to the Age of Globalisation. Recensione di Carlo Spagnolo e replica dell’autore

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Branko Milanovic, Global Inequality. A New Approach to the Age of Globalisation, Cambridge Mass., Harvard U.P., 2016, 299 pp. , s.i.p.

Recensione di Carlo Spagnolo (To read the English version click here)

Quali sono gli effetti socio-economici della globalizzazione? Da una domanda in apparenza lineare scaturisce una risposta complessa e ricca di spunti per la storiografia dell’età contemporanea.  Il maggior contributo di Milanovic alla conoscenza delle dinamiche storiche della globalizzazione è forse nella metodologia adottata: un’analisi statistica della distribuzione dei redditi e dei patrimoni aggregrati per grandi aree (Occidente industrializzato, paesi emergenti, paesi poveri), dagli anni Ottanta a oggi, che suggerisce il superamento dello Stato come unità di analisi economica e l’assunzione del mondo come unità di analisi differenziata. Rompendo sia con l’approccio micro, orientato alle motivazioni comuni ai singoli agenti, imprese o imprenditori, sia con approcci macro e keynesiani, elaborati attorno ai valori medi dei redditi e della produzione nei singoli stati, l’A. si interroga sulle “dissimilarities“, sulle diseguaglianze e sulle diverse forze sociali che muovono la globalizzazione.

Big History and the Future of Humanity: recensione di Mauro Moretti

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Fred Spier, Big History and the Future of Humanity, Chichester, Wiley Blackwell, 2015, p. 336.

Recensione di Mauro Moretti

«L’universo si sta dilatando…a che scopo fare i compiti?». Così, in Annie Hall (1977), di Woody Allen, il protagonista Alvy Singer, in un flash-back che lo mostra bambino, si rivolge al medico dal quale la madre, preoccupata dal suo comportamento, lo aveva accompagnato. La battuta mi è venuta in mente varie volte, leggendo il libro di Spier sulla Big History (BH), così segnato da scarti sconcertanti e da acrobatiche semplificazioni; libro che suscita reazioni controverse, di fastidio e di interesse allo stesso tempo. Intendiamoci: la BH non è una stravaganza, e non può essere liquidata con delle facezie.

The Myth of the Strong Leader: Political Leadership in the Modern Age. Recensione di Fabrizio Tonello

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Archie Brown, The Myth of the Strong Leader: Political Leadership in the Modern Age, London, Bodley Head, 2014, pp. 466.

Recensione di Fabrizio Tonello

Il 2016 è stato l’annus horribilis per il Partito repubblicano negli Stati Uniti, conquistato dall’esterno da un ambizioso miliardario che ha vinto le primarie per le elezioni presidenziali grazie a un’unica dote: la capacità di proiettare un’immagine di strong leader. Trump, preso sul serio dai commentatori politici sostanzialmente solo quando tutti gli altri partecipanti alle primarie erano usciti di scena, ha certamente delle doti di showman fuori dal comune ma questo non fa che confermare quanto l’Italia rimanga un laboratorio politico dove si anticipano tendenze che altrove faticano ad emergere: Berlusconi prima e Grillo poi erano già anni fa perfetti esempi di leader che istintivamente capiscono quale sia la chiave comunicativa adatta ai loro tempi e al loro pubblico.

Liberalism and the Emergence of American Political Science. A Transatlantic Tale: Recensione di Michele Cento

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Robert Adcock, Liberalism and the Emergence of American Political Science. A Transatlantic Tale, New York, Oxford University Press, 2014, pp. 300.

Recensione di Michele Cento

In Liberalism and the Emergence of American Political Science Robert Adcock non si limita a ricostruire le vicende parallele dello sviluppo della scienza politica e del liberalismo statunitensi. Un risultato, quest’ultimo, che in fondo era stato già centrato dal classico lavoro di Bernard Crick (1959), in cui, alla luce della lezione della storiografia del «consenso», lo studio della scienza politica americana veniva saldamente collocato all’interno della monolitica – o quantomeno spacciata per tale – cornice della tradizione liberale americana. Piuttosto, Adcock punta a esaminare l’itinerario intellettuale delle principali figure della scienza politica statunitense tra il XIX e l’inizio del XX secolo e di farne dei protagonisti attivi di un processo di ridefinizione della mappa concettuale del liberalismo.

Latin Eugenics in Comparative Perspective: Recensione di Emmanuel Betta

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Marius Turda, Aaron Gillette, Latin Eugenics in Comparative Perspective, Bloomsbury Academic, London-New York, 2014, pp. 272.

Recensione di Emmanuel Betta

Questo volume può essere considerato la prima ricostruzione in chiave comparata dell’eugenetica latina, un fenomeno «intrinsecamente politico» (p. 10), a carattere transazionale che ha segnato, e per molti versi segna ancora, l’approccio al governo della popolazione e ai temi legati alla natalità in varie parti del mondo. Il testo si interroga su cosa fu l’eugenetica latina e, soprattutto, su quali declinazioni assunse nei diversi contesti nazionali che in vario modo l’adottarono.

Il realismo politico: recensione di Eugenio Capozzi

Il Realismo politico

Alessandro Campi, Stefano De Luca (a cura di), Il realismo politico. Figure, concetti, prospettive di ricerca, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2014, pp. 966.

Recensione di Eugenio Capozzi

Un progetto editoriale ambizioso come questo appare decisamente «inattuale» in un’epoca di sempre più estrema specializzazione e crescente parcellizzazione della ricerca nel campo delle scienze umane. Alessandro Campi, Stefano De Luca e un nucleo di studiosi facente capo principalmente (ma non solo) all’Università di Perugia hanno concepito la temeraria impresa di radunare in un convegno (tenutosi a Perugia tra il 17 e il 19 ottobre 2013) circa settanta colleghi – storici di varie epoche e delle dottrine politiche, politologi, sociologi, giuristi, studiosi di filosofia, di geopolitica e di relazioni internazionali – per discutere sul tema del realismo politico, analizzato dalle più varie prospettive metodologiche e disciplinari. E, successivamente, quella se possibile ancor più temeraria di sviluppare i temi discussi in quella sede – aggiungendovi ulteriori interventi – in un monumentale volume di quasi mille pagine.

The Cause of All Nations: recensione e replica dell’autore

Don H Doyle

Don H. Doyle, The Cause of All Nations: An International History of the American Civil War, New York, Basic Books, 2015, pp. 382.

Recensione di Daniele Fiorentino –  segue la replica dell’autore

«Da Lincoln e Seward a Garibaldi e Mazzini, la tradizione della grande lotta tra bene e male, libertà e schiavitù, civiltà e barbarie, autonomia nazionale e il potere di tiranni stranieri, è sempre stata la stessa» (p. 295). Questa nota scritta dai cittadini dell’Abruzzo al governo degli Stati Uniti in occasione della morte di Abraham Lincoln riassume in poche parole i sentimenti di molti europei sul significato e le sorti della Guerra civile americana, e sull’assassinio del presidente. A distanza di centocinquanta anni da quei tragici eventi diversi studiosi hanno rivisitato un argomento che è sempre stato privilegiato dalla storiografia statunitense.

Het gevecht met Leviathan: recensione e replica dell’autore

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Emiel Lamberts Het gevecht met Leviathan. Een verhaal over de politieke ordening in Europa (1815-1965), Amsterdam, Bert Bakker/ Prometheus, 2011, pp. 428.

Recensione di Andrea Ciampani – segue replica dell’autore

Il libro di Lamberts – ora in corso di pubblicazione da Rubbettino col titolo La lotta con il Leviatano. Percorsi di un odine politico conservatore in Europa (1815-1965) – è un’opera che merita particolare attenzione non solo dalla storiografia, ma dallo stesso dibattito pubblico, cui pone suggestioni e quesiti restati a lungo sottotraccia.

Reclaiming American Virtue: recensione e replica dell’autrice

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Barbara Keys, Reclaiming American Virtue. The Human Rights Revolution of the 1970s, Cambridge, Harvard University Press, 2014, pp. 366.

Recensione di Mario Del Pero – segue replica dell’autrice

È certamente un libro importante questo di Barbara Keys, docente della University of Melbourne e autrice in passato di studi originali su sport e relazioni internazionali e su emozioni e Guerra fredda (dedicata a Kissinger, The Emotional Statesman, fu la sua Bernath Lecture del 2011 poi pubblicata su «Diplomatic History», n. 4, 2011). È un libro che s’inserisce in una discussione storiografica – quella su Guerra fredda, relazioni internazionali e diritti umani – fattasi negli ultimi anni ricca e articolata.

Historians across borders: recensione e replica dell’autore

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Nicolas Barreyre, Michael Heale, Stephen Tuck, Cécile Vidal (eds.), Historians across borders. Writing American History in a global age, Berkeley, University of California Press, 2014, pp. 336.

Recensione di Marco Mariano – segue replica dell’autore

Lo studio delle modalità secondo cui il tempo presente condiziona la ricerca storica è un classico della riflessione storiografica, tanto che la massima crociana sull’inevitabile contemporaneità del fare storia è ormai entrata nel senso comune. Molto meno articolata e diffusa è la discussione su come lo spazio, la collocazione geografica e cultural-istituzionale influenzino il lavoro dello storico, e infatti il termine che meglio riassume la dimensione spaziale del suo punto di vista – posizionalità – non è esattamente tra i più utilizzati nella disciplina. Si tende a dare per scontato che questa non sia ininfluente, ma raramente se ne indagano gli effetti.