Category Archives: Cinepresa e Storia

Hamilton: una commedia hip-hop

di Marco Sioli (Università degli Studi di Milano)

Dopo diversi anni di “tutto esaurito” sui palcoscenici di New York, la commedia musicale hip-hop Hamilton è sbarcata a Londra, segnando ancora una volta un successo eccezionale di botteghino e di critica. Fortemente voluta dal compositore e protagonista Lin-Manuel Miranda, il musical ci riporta all’età rivoluzionaria degli Stati Uniti puntando i riflettori sulla figura di Alexander Hamilton. Attraverso le gesta del primo segretario del Tesoro americano, Miranda ha cavalcato il successo al ritmo della musica rap per mostrarci un personaggio complesso e affascinante sorgere da origini oscure e andare prima verso il trionfo politico, poi verso il tragico destino che lo attendeva.

I Pentagon Papers, (Nixon) e la stampa: dell’eterna lotta per il primo emendamento

Di Angela Santese (Università di Bologna)

«La sera del primo ottobre 1969 oltrepassai i controlli di sicurezza della Rand Corporation di Santa Monica, portando con me una valigetta piena di documenti segreti che pensavo di fotocopiare la notte stessa. I documenti facevano parte di uno studio top secret di 7.000 pagine concernenti il decision-making americano in Vietnam che sarebbe diventato noto come i Pentagon Papers». Con queste parole Daniel Ellsberg, uno dei protagonisti del film The Post, descrive nelle sue memorie l’inizio di quello che si sarebbe configurato come uno dei più grandi press leak della storia statunitense.

L’ora più buia: il ritratto di un uomo solo al comando

L’ora più buia (Darkest Hour) regia di Joe Wright (2017).

Di Giulia Guazzaloca (Università di Bologna)

È l’immagine di un uomo solo e controverso quella di Winston Churchill che ci restituisce il film di Joe Wright. Un uomo testardo e coraggioso ma lacerato da dubbi e paure, burbero e prepotente ma capace di gesti di grande tenerezza, collerico e al tempo stesso affettuosissimo con la moglie Clementine e coi figli, pieno di manie, bevitore accanito e oratore straordinario. Un Churchill, insomma, molto diverso da quello che spesso trasmettono i manuali di storia: l’indomito eroe della Seconda Guerra mondiale, il gigante del XX secolo dal piglio volitivo e senza incertezze, l’uomo che nel 2014 la BBC ha proclamato il più grande inglese di tutti i tempi.

La “commedia nera” del totalitarismo

Morto Stalin se ne fa un altro, regia di Armando Iannucci (2017)

di Giovanna Cigliano, (Università di Napoli)

Il film di Armando Iannucci, distribuito durante le prime settimane del 2018 nelle sale italiane, è un prodotto ben fatto e godibilissimo, almeno per chi ama l’umorismo nero della black comedy. Esso trae spunto da una graphic novel francese scritta da Fabien Nury e disegnata da Thierry Robin, che ha originariamente visto la luce in due parti (La mort de Staline e Funérailles) ed è stata di recente, in concomitanza con l’uscita del film, nuovamente resa disponibile per i lettori italiani da Mondadori Comics (Historica, n. 48).

Vittoria, Abdul e i paradossi del potere imperiale

Di Angela Santese (Università di Bologna)

Con Vittoria e Abdul il regista britannico Stephen Frears si cimenta nuovamente, dopo la prova del 2006 con la pellicola The Queen, ritratto della sovrana Elisabetta II, in una biografia dedicata alla casa reale britannica. Vittoria e Abdul ripercorre infatti la storia dell’amicizia tra la regina Vittoria e il suo segretario Abdul Karim, un giovane musulmano originario dell’India. La sceneggiatura del film è tratta dal romanzo Victoria & Abdul. The True Story of the Queen’s Closest Confidant scritto da Shrabani Basu e basato sul diario dello stesso Abdul, rinvenuto anni dopo, nonostante i tentativi del figlio della sovrana di distruggere tutte le prove del rapporto fra la regina e il suo segretario particolare.

Dunkirk

Di Jacopo Lorenzini (Istituto italiano per gli studi storici)

Come ogni film-evento che si rispetti, Dunkirk ha generato una miriade di recensioni, critiche, corsivi, articoli di costume e analisi della sua fedeltà ai fatti storici che mette in scena. La cosa interessante, è che la quasi totalità di questi interventi è andata clamorosamente fuori bersaglio. Dal nostrano Fofi ai critici del Guardian a quelli di Le Monde, quasi tutti hanno preferito tirare in ballo Brexit, stigmatizzare o fomentare revival nazionalistici di là e di qua dalla Manica, interrogarsi sull’assenza tra i personaggi di soldati coloured e di telefoniste donne, piuttosto che analizzare l’opera di Nolan per quello che è: non un film di ricostruzione storica, non un film di guerra (o quantomeno non solo), ma un film sulla sopravvivenza dell’essere umano in condizioni disumane e disumanizzanti.

Scienziate afroamericane tra diritti civili e competizione spaziale: Hidden Figures

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di Elisabbetta Vezzosi (Università di Trieste)

Una delle scene più significative del film di Theodore Melfi  Il diritto di contare (Hidden Figures, 2016), è quella in cui Al Harrison, responsabile (cinematografico) dello Space Task Group della National Aeronautics and Space Administration (NASA), distrugge il cartello “colored ladies room”. Un forte segno antidiscriminatorio all’interno dell’agenzia governativa responsabile del programma spaziale e della ricerca aerospaziale degli Stati Uniti, dove ancora nei primi anni Sessanta la segregazione era una realtà.

Jackie e la costruzione del mito di JFK

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Di Angela Santese (Università di Bologna)

Jackie, il film del regista cileno Pablo Larraín, racconta i giorni immediatamente successivi alla morte del Presidente John Fitzgerald Kennedy attraverso la prospettiva di sua moglie, Jacqueline Lee Bouvier, interpretata da Natalie Portman. Una settimana dopo l’assassinio del trentacinquesimo Presidente degli Stati Uniti, l’ex first-lady incontra il giornalista Theodore H. White, nella casa della famiglia Kennedy a Hyannis Port, in Massachusetts. L’intervista concessa al reporter di Life costituisce la cornice narrativa di un film che non ha una struttura cronologica lineare, ma vede l’utilizzo di flashback che portano lo spettatore a vivere le vicende intercorse tra l’atterraggio dell’Air Force One a Dallas il 22 novembre del 1963 e i solenni funerali di JFK celebrati tre giorni dopo a Washington, DC.

Denial: una lezione sul negazionismo

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Di Enrico Palumbo.

Il recente film La verità negata (titolo originale Denial, 2016), del regista britannico Mick Jackson, ripropone il tema sempre attuale del negazionismo della Shoah[1]. Nonostante la scarsa diffusione nelle sale cinematografiche italiane – a cui si spera che, conformemente ai suoi doveri di servizio pubblico, possa porre rimedio la Rai con un’adeguata programmazione televisiva –, la pellicola può avere un certo interesse anche al di fuori del ristretto mondo degli specialisti.

Il tempo sospeso dell’America. Il nuovo cortometraggio Pixar Borrowed time e la crisi del XXI secolo

Borrowed Time, a short animated film by Andrew Coats and Lou Hamou-Lhadj

Di Jole Rago (dottoranda di ricerca in ‘Humanities and technology: an integrated approach’ presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Suor Orsola Benincasa)

Ci sono voluti cinque anni prima che Andrew Coats e Lou Hamou-Lhadj, i due animatori Pixar autori di Borrowed Time, ritenessero compiuta la propria opera. Cinque anni per un cortometraggio animato che dura sei minuti. Ma il lungo lavoro degli autori è stato premiato da un successo superiore ad ogni previsione: a pochi giorni dalla pubblicazione il corto aveva già raggiunto due milioni e mezzo di visualizzazioni.