Why Did We Stop Teaching Political History?

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Di Fredrik Logevall e Kenneth Osgood per il New York Times

American political history, it would seem, is everywhere. Hardly a day passes without some columnist comparing Donald J. Trump to Huey Long, Father Coughlin or George Wallace. “All the Way,” a play about Lyndon B. Johnson, won a slew of awards and was turned into an HBO film.

But the public’s love for political stories belies a crisis in the profession. American political history as a field of study has cratered. Fewer scholars build careers on studying the political process, in part because few universities make space for them. Fewer courses are available, and fewer students are exposed to it. What was once a central part of the historical profession, a vital part of this country’s continuing democratic discussion, is disappearing.

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Why the President Needs a Council of Historians

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Di Graham Allison e Niall Ferguson per “The Atlantic

It is sometimes said that most Americans live in “the United States of Amnesia.” Less widely recognized is how many American policy makers live there too.

Speaking about his book Doomed to Succeed: The U.S.-Israel Relationship From Truman to Obama, the American diplomat Dennis Ross recently noted that “almost no administration’s leading figures know the history of what we have done in the Middle East.” Neither do they know the history of the region itself. In 2003, to take one example, when President George W. Bush chose to topple Saddam Hussein, he did not appear to fully appreciate either the difference between Sunni and Shiite Muslims or the significance of the fact that Saddam’s regime was led by a Sunni minority that had suppressed the Shiite majority. He failed to heed warnings that the predictable consequence of his actions would be a Shiite-dominated Baghdad beholden to the Shiite champion in the Middle East—Iran.

Latin Eugenics in Comparative Perspective: Recensione di Emmanuel Betta

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Marius Turda, Aaron Gillette, Latin Eugenics in Comparative Perspective, Bloomsbury Academic, London-New York, 2014, pp. 272.

Recensione di Emmanuel Betta

Questo volume può essere considerato la prima ricostruzione in chiave comparata dell’eugenetica latina, un fenomeno «intrinsecamente politico» (p. 10), a carattere transazionale che ha segnato, e per molti versi segna ancora, l’approccio al governo della popolazione e ai temi legati alla natalità in varie parti del mondo. Il testo si interroga su cosa fu l’eugenetica latina e, soprattutto, su quali declinazioni assunse nei diversi contesti nazionali che in vario modo l’adottarono.

Il realismo politico: recensione di Eugenio Capozzi

Il Realismo politico

Alessandro Campi, Stefano De Luca (a cura di), Il realismo politico. Figure, concetti, prospettive di ricerca, Soveria Mannelli, Rubbettino, 2014, pp. 966.

Recensione di Eugenio Capozzi

Un progetto editoriale ambizioso come questo appare decisamente «inattuale» in un’epoca di sempre più estrema specializzazione e crescente parcellizzazione della ricerca nel campo delle scienze umane. Alessandro Campi, Stefano De Luca e un nucleo di studiosi facente capo principalmente (ma non solo) all’Università di Perugia hanno concepito la temeraria impresa di radunare in un convegno (tenutosi a Perugia tra il 17 e il 19 ottobre 2013) circa settanta colleghi – storici di varie epoche e delle dottrine politiche, politologi, sociologi, giuristi, studiosi di filosofia, di geopolitica e di relazioni internazionali – per discutere sul tema del realismo politico, analizzato dalle più varie prospettive metodologiche e disciplinari. E, successivamente, quella se possibile ancor più temeraria di sviluppare i temi discussi in quella sede – aggiungendovi ulteriori interventi – in un monumentale volume di quasi mille pagine.

L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo

TR_01117.dng PHOTO: Hilary Bronwyn Gail / Bleecker Street

L’ultima parola – La vera storia di Dalton Trumbo di Jay Roach, con Bryan Cranston, Diane Lane, Helen Mirren, Alan Tudyck, John Goodman, sceneggiatura di John McNamara dalla biografia di Dalton Trumbo di Bruce A.Cook, musica di Theodore Shapiro, USA, 2015.

Tiziano Bonazzi (Università di Bologna)

Il film appartiene a un filone classico di Hollywood, quello dei film  reportage che esplorano episodi bui della storia americana e di cui sono esempi recenti  “Il caso spotlight” sulla pedofilia nelle parrocchie americane, Oscar 2016 come miglior film, e “Good Night, and Good Luck” di George Clooney del 2005 sulla lotta del giornalista Edward R. Murrow contro il Sen. McCarthy che con questo su Trumbo forma quasi una coppia inscindibile. Film girati con l’occhio del giornalista impegnato piuttosto che del drammaturgo.

Avete emarginato la storia: la denuncia di Fulvio Cammarano intervistato per “La Lettura”

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Intervista a Fulvio Cammarano su «La Lettura» del 19 giugno 2016.

Attenzione, è in corso un «attacco alla storia». L’allarme viene da Fulvio Cammarano eletto l’anno scorso presidente della Società Italiana per lo studio della Storia Contemporanea (SISSCO), che ha posto la questione durante un convegno a Forlì all’inizio di giugno. «Intendiamoci, non c’è nessun grande vecchio che complotti nell’ombra per sabotare la conoscenza del passato, ma sperimentiamo un clima culturale complessivo in cui la nostra disciplina viene ridotta all’irrilevanza».

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Un dramma americano: Tavola rotonda su “Abraham Lincoln” libro di Tiziano Bonazzi

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Tavola rotonda con: Paolo Pombeni, Federico Romero, Matteo Sanfilippo e Tiziano Bonazzi

Paolo Pombeni (Istituto Storico Italo-Germanico)

Per tutti gli appassionati storia e di politica il volume che Tiziano Bonazzi ha dedicato al presidente della guerra civile americana è una lettura da non perdere (T. Bonazzi,  Abraham Lincoln. Un dramma americano, Bologna, Il Mulino, 2016, pp. 306, € 22). Prima di tutto perché è un libro scritto in maniera splendida, il che purtroppo sta diventando raro. L’autore crea un gioco di sfondi e di primi piani sul suo eroe che non solo è molto godibile, ma che ci porta davvero “dentro” una storia tutt’altro che semplice da dipanare.

Storia, mito e pallone. Tavola rotonda su Argentina-Inghilterra trent’anni dopo la “mano de Dios”

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Tavola Rotonda con: Matthew Taylor, Francesco Davide Ragno e Nicola Sbetti

Matthew Taylor (De Montfort University)

In Inghilterra è difficile separare Diego Maradona dalla famosa rete segnata con la “hand of God”. Nonostante sia diventato uno dei più grandi calciatori al mondo di tutti i tempi e abbia giocato un ruolo chiave nel trionfo mondiale dell’Argentina nel 1986, Maradona viene ancora spesso definito sulla base di quella rete irregolare. Non a caso la sua biografia in inglese più letta e venduta è titolata Hand of God. I tifosi più oltranzisti lo considerano ancora un baro.  Quelli un po’ più aperti, pur ritenendo che quella prima rete non rientri nella tradizione inglese di “fair play”, riconoscono che il gesto rifletteva la determinazione di uno sportivo professionista desideroso di vincere e preferiscono concentrarsi sulla bellezza della seconda rete, che celebrò Maradona come uno straordinario talento al top della forma.

Le prime elette: donne alla Costituente

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Di Tiziana Noce (Università della Calabria)

Il 2 giugno del 1946 le italiane esercitarono finalmente quel voto politico chiesto per la prima volta al Parlamento dalla femminista liberale Anna Maria Mozzoni in una petizione del 1877. Erano state necessarie due guerre mondiali e una dittatura ventennale affinché la classe politica italiana esprimesse una dirigenza interessata a raggiungere tale obiettivo. Furono in particolare i segretari dei due partiti di massa dei governi di unità nazionale, Democrazia Cristiana e Partito Comunista, a ritenere, per motivi diversi, ormai ineluttabile il suffragio femminile. 

Radio Alice: una radio sovversiva nell’Italia degli anni Settanta

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Di Raffaello A. Doro: Università della Tuscia

Nel magmatico e polifonico universo delle radio libere che sbocciano in Italia tra il 1975 e il 1976 [1], la stazione che ancora oggi evoca un vicenda mitica, simbolo delle radio di movimento, è la bolognese Radio Alice. La stazione nasce dopo alcuni mesi di sperimentazioni nel febbraio del 1976, trasmettendo dai locali di via del Pratello 41. Il collettivo di redazione è formato da un gruppo di studenti e intellettuali animatori della rivista «A/traverso», tra quali Maurizio Torrealta, Francesco “Bifo” Berardi, Giancarlo Vitali e Stefano Saviotti.