The Myth of the Strong Leader: Political Leadership in the Modern Age. Recensione di Fabrizio Tonello

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Archie Brown, The Myth of the Strong Leader: Political Leadership in the Modern Age, London, Bodley Head, 2014, pp. 466.

Recensione di Fabrizio Tonello

Il 2016 è stato l’annus horribilis per il Partito repubblicano negli Stati Uniti, conquistato dall’esterno da un ambizioso miliardario che ha vinto le primarie per le elezioni presidenziali grazie a un’unica dote: la capacità di proiettare un’immagine di strong leader. Trump, preso sul serio dai commentatori politici sostanzialmente solo quando tutti gli altri partecipanti alle primarie erano usciti di scena, ha certamente delle doti di showman fuori dal comune ma questo non fa che confermare quanto l’Italia rimanga un laboratorio politico dove si anticipano tendenze che altrove faticano ad emergere: Berlusconi prima e Grillo poi erano già anni fa perfetti esempi di leader che istintivamente capiscono quale sia la chiave comunicativa adatta ai loro tempi e al loro pubblico.

Liberalism and the Emergence of American Political Science. A Transatlantic Tale: Recensione di Michele Cento

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Robert Adcock, Liberalism and the Emergence of American Political Science. A Transatlantic Tale, New York, Oxford University Press, 2014, pp. 300.

Recensione di Michele Cento

In Liberalism and the Emergence of American Political Science Robert Adcock non si limita a ricostruire le vicende parallele dello sviluppo della scienza politica e del liberalismo statunitensi. Un risultato, quest’ultimo, che in fondo era stato già centrato dal classico lavoro di Bernard Crick (1959), in cui, alla luce della lezione della storiografia del «consenso», lo studio della scienza politica americana veniva saldamente collocato all’interno della monolitica – o quantomeno spacciata per tale – cornice della tradizione liberale americana. Piuttosto, Adcock punta a esaminare l’itinerario intellettuale delle principali figure della scienza politica statunitense tra il XIX e l’inizio del XX secolo e di farne dei protagonisti attivi di un processo di ridefinizione della mappa concettuale del liberalismo.

Il tempo sospeso dell’America. Il nuovo cortometraggio Pixar Borrowed time e la crisi del XXI secolo

Borrowed Time, a short animated film by Andrew Coats and Lou Hamou-Lhadj

Di Jole Rago (dottoranda di ricerca in ‘Humanities and technology: an integrated approach’ presso l’Università degli Studi di Napoli ‘Suor Orsola Benincasa)

Ci sono voluti cinque anni prima che Andrew Coats e Lou Hamou-Lhadj, i due animatori Pixar autori di Borrowed Time, ritenessero compiuta la propria opera. Cinque anni per un cortometraggio animato che dura sei minuti. Ma il lungo lavoro degli autori è stato premiato da un successo superiore ad ogni previsione: a pochi giorni dalla pubblicazione il corto aveva già raggiunto due milioni e mezzo di visualizzazioni. 

Tina Anselmi, un ritratto

Tina Anselmi

Di: Tiziana Noce

Ho intervistato Tina Anselmi due volte e ho studiato a lungo vari suoi scritti e resoconti della sua attività politica e ritengo che sia stata una delle personalità più eminenti della scena politica repubblicana. Apparteneva a quella classe dirigente affermatasi durante la Resistenza convinta che l’esercizio del potere doveva essere associato a un’idea di politica intesa come responsabilità verso la comunità; una politica – lei avrebbe detto – esercitata come un servizio ispirato ai valori cristiani e finalizzata alla tutela dei diritti e all’adempimento dei doveri della persona umana. Un’idea a suo parere incarnata nella Costituzione, che usava equiparare, sulla scia di La Pira, a un tessuto «che noi abbiamo intrecciato coi valori della pace, della solidarietà, della giustizia».

Tavola Rotonda: Dopo il secolo americano

Hillary Clinton and Donald Trump are tightening their grips on the Democratic and Republican presidential nominations.

Pubblichiamo le relazioni che Federico Romero (Istituto Universitario Europeo), Matteo Battistini (Università di Bologna) e Daniele Fiorentino (Università Roma Tre) hanno tenuto alla dodicesima edizione della Summer School CISPEA (3-6 luglio 2016), con l’introduzione di Tiziano Bonazzi (Università di Bologna), direttore della scuola.

La farfalla e la prostituta. Come la musica nera racconta il decennio della grande crisi americana

Capozzi

Di Eugenio Capozzi (Università Suor Orsola Benincasa)

Da più di mezzo secolo, la black music rappresenta una fonte di primaria importanza per comprendere i mutamenti della comunità afroamericana statunitense. Gospel, rhythm’n’blues, soul, funky, disco music, hip hop, r’n’b ne hanno espresso costantemente con immediatezza umori, paure, conflitti, aspirazioni: perché la musica popolare di massa nera, più di quella bianca, è rimasta strettamente connessa alle sue radici identitarie, e diffusamente condivisa come mezzo di comunicazione socialmente trasversale.

Referendum, democrazia e Repubblica: dalla storia alla politica

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Di Maurizio Ridolfi (Università della Tuscia)

E’ opportuno interrogarsi sulla prassi e sulla psicologia dell’istituto del referendum, la cui storia compendia in Italia quella della nostra Repubblica. La ripresa, fatta da Maurizio Viroli, di uno stralcio della voce Referendum dalla riedizione aggiornata del Dizionario di politica[1] – nel 1976 voluto da Norberto Bobbio – rischia di ingenerare fraintendimenti sul suo significato. La voce si deve intanto a Pier Vincenzo Uleri, già autore di un solido studio storico-politico (Referendum e democrazia. Una prospettiva comparativa, Bologna, Il Mulino, 2003). Si rimarca la presenza di tre tipologie possibili: “Abbiamo dunque referendum voluti e controllati dal governo, referendum obbligatori previsti dalla costituzione per convalidare o respingere le deliberazioni del governo, e i referendum promossi e voluti dagli elettori. Questi ultimi soltanto, ‘implicano un maggior trasferimento di potere decisionale dai governanti ai governati’, e possono essere considerati un istituto di democrazia. L’esatto contrario del referendum al quale siamo chiamati”[2].

Why Did We Stop Teaching Political History?

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Di Fredrik Logevall e Kenneth Osgood per il New York Times

American political history, it would seem, is everywhere. Hardly a day passes without some columnist comparing Donald J. Trump to Huey Long, Father Coughlin or George Wallace. “All the Way,” a play about Lyndon B. Johnson, won a slew of awards and was turned into an HBO film.

But the public’s love for political stories belies a crisis in the profession. American political history as a field of study has cratered. Fewer scholars build careers on studying the political process, in part because few universities make space for them. Fewer courses are available, and fewer students are exposed to it. What was once a central part of the historical profession, a vital part of this country’s continuing democratic discussion, is disappearing.

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Why the President Needs a Council of Historians

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Di Graham Allison e Niall Ferguson per “The Atlantic

It is sometimes said that most Americans live in “the United States of Amnesia.” Less widely recognized is how many American policy makers live there too.

Speaking about his book Doomed to Succeed: The U.S.-Israel Relationship From Truman to Obama, the American diplomat Dennis Ross recently noted that “almost no administration’s leading figures know the history of what we have done in the Middle East.” Neither do they know the history of the region itself. In 2003, to take one example, when President George W. Bush chose to topple Saddam Hussein, he did not appear to fully appreciate either the difference between Sunni and Shiite Muslims or the significance of the fact that Saddam’s regime was led by a Sunni minority that had suppressed the Shiite majority. He failed to heed warnings that the predictable consequence of his actions would be a Shiite-dominated Baghdad beholden to the Shiite champion in the Middle East—Iran.

Latin Eugenics in Comparative Perspective: Recensione di Emmanuel Betta

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Marius Turda, Aaron Gillette, Latin Eugenics in Comparative Perspective, Bloomsbury Academic, London-New York, 2014, pp. 272.

Recensione di Emmanuel Betta

Questo volume può essere considerato la prima ricostruzione in chiave comparata dell’eugenetica latina, un fenomeno «intrinsecamente politico» (p. 10), a carattere transazionale che ha segnato, e per molti versi segna ancora, l’approccio al governo della popolazione e ai temi legati alla natalità in varie parti del mondo. Il testo si interroga su cosa fu l’eugenetica latina e, soprattutto, su quali declinazioni assunse nei diversi contesti nazionali che in vario modo l’adottarono.